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“Accuse di stregoneria nel Paìs Vasco” è la prima opera letteraria di Davide Bagnoli. Egli, con uno spirito storico e una scrittura chiara e semplice, metterà in luce le contraddizioni del periodo preilluminista. La vicenda narrata ha il suo inizio e il suo compimento intorno ai primi anni del 1600. Il giovane autore riuscirà, in maniera analitica ma al contempo semplice, ad evidenziare la mancanza di verità sulla quale pone le fondamenta il pensiero sociale che sta alla base della “caccia alle streghe”. L’opera punterà i suoi riflettori sulla definizione che la società dell’epoca attribuiva alla parola “strega” e sull’incapacità oggettiva dell’essere umano nel dimostrare razionalmente l’esistenza di donne cadute alle tentazioni diaboliche e, dunque, dell’esistenza stessa delle streghe e della fattucchieria. In tutta Europa vennero appiccati tra i ventimila e i cinquantamila roghi. La sola inquisizione spagnola arse vive oltre 300 donne accusate di stregoneria. La quasi totalità degli accusati proveniva dai paesi di Zugarramurdi e di Urdax, due piccoli villaggi che passeranno alla storia come i paesi delle streghe. Al termine di un excursus generale in cui l’autore permetterà al lettore di riconoscere il periodo storico, il pensiero filosofico caratteristico dell’epoca in questione e dopo un’attenta serie di precisazioni circa la figura della strega, il suo rapporto con lo stato e la religione, “Accuse di Stregoneria nel Paìs Vasco” entrerà nel vivo della narrazione concentrando le proprie pagine su una vicenda accaduta al paese di Zugarramurdi, dove l’inquisitore Alonso de Salazar Frías prenderà posizioni avverse rispetto al pensiero che la società gli impone. Alonso de Salazar Frìas, in un periodo di buio medievale, farà prevalere la ragione delle sue indagini tipica dell’illuminismo che, ormai, si trovava alle porte.