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L'Arpa di Turlough O'Carolan

L'arpista irlandese Turlough O'Carolan (1670-1738), una sorta di icona del sacro, divenne per la sua gente una leggenda vivente, anzi un mito. Con la sua musica e la sua poesia, egli ha rappresentato la sapienza dei druidi, gli antichi sacerdoti dei Celti.

G. Marino è il primo - in Italia - a scrivere su questo bardo, il poeta-musico, che seppe fondere la tradizionale musica popolare della sua patria con le nuove istanze della musica colta del secolo dei lumi. In tal senso, egli subì la vaghezza delle suggestioni melodiche della raffinata musica di Handel e di quella barocca italiana. Nei suoi frequenti viaggi a Dublino, nei salotti aristocratici presso cui si esibiva, Turlough O’Carolan ascoltò sovente anche la musica di due noti violinisti e compositori italiani, A. Corelli da Fusignano (1653-1713) e A. Vivaldi di Venezia (1678-1741), ambedue noti per l’ammaliante tecnica violinistica.

Quando, il 25 marzo del 1738, il celebre bardo d'Irlanda lasciò questa terra, allora, morì la leggenda e nacque il mito. Marino, infatti, narra di lui come dell'Omero dell'Irlanda, come l'elegiaco cantore della terra delle fate e dei maghi, come di un eroe romantico, che ha pianto e sofferto per la patria sottomessa.